Il 4 e 5 novembre si è tenuto il Congresso Nazionale Notarile. Il Congresso, come nell’anno passato, si è svolto a distanza. Il tema quest’anno è stato “publica fides e fake news”. Devo fare un plauso perché finalmente gli argomenti trattati e il tono degli interventi era pienamente calato in quella che è la realtà professionale odierna. Tra gli argomenti vari, si è discusso anche di un fenomeno non nuovo ma che nei tempi recenti sembra registrare una preoccupante diffusione: quello dei notai a stipendio. Quello che normalmente accade è che grandi studi “reclutino” giovani notai i quali non vengono pagati in proporzione alla quantità di lavoro svolta ma con un fisso mensile lavorando nella struttura del notaio che lo ha “assunto”.
Non sto qui a spiegare tutte le problematiche connesse all’associazionismo, qui mi limito a far presente che tale fattispecie, oltre a violare diverse norme deontologiche, mette il notaio stipendiato in una situazione difficile. Il problema che crea l’essere stipendiati non è solo “ideologico” ma è pratico perché c’è il rischio che il notaio a stipendio subisca pressioni per ricevere atti che liberamente non avrebbe ricevuto facendo venir meno, in definitiva, la sua imparzialità. È sbagliato fare un paragone con le grandi law firms che pure hanno avvocati a stipendio. Il notaio è un pubblico ufficiale, l’avvocato è un professionista di parte. Il notaio deve contemperare gli interessi in gioco nel rispetto del superiore interesse della legge, cosa che non fa parte della professione forense.
Ora, la cosa che mi è piaciuta del congresso è che questo argomento è stato trattato scevro da preconcetti evitando i toni di molti colleghi che si sono scagliati non tanto sui reclutatori quanto su chi si è dimostrato disponibile a lavorare a stipendio. Secondo me invece il fenomeno va analizzato perché è indice di un malessere professionale e trovare le radici di tale fenomeno può servire a combatterlo. Io credo che la causa principale sia nel decadimento generalizzato della professione. Gli atti sono sempre più complessi e rischiosi, i compensi molto più bassi, la percezione del notaio presso la persona comune è scaduta e le competenze sono più limitate. Fare il notaio, insomma, non è più ambito come prima, come dimostra anche il crollo verticale dei praticanti.
C’è inoltre un altro problema: l’accesso alla professione. Ormai il concorso è completamente slegato dalla realtà professionale. Ne scriverò in modo più completo in un altro articolo ma ciò rende i neo-notai incapaci di affacciarsi alla professione con la dovuta sicurezza. La sommatoria di tutti questi fenomeni rende l’inizio della professione molto più difficile rispetto a qualche tempo fa. Se in passato passare il concorso era garanzia di una vita professionale sicura e agiata, adesso non lo è più. Non c’è da stupirsi quindi se qualche collega accetta tali proposte. Il problema vero, in definitiva, è che lavorare a stipendio appare più sicuro che intraprendere la professione in autonomia. Dare del cretino al collega che accetta il fisso mensile, oltre che offensivo, è miope.