Programmare la propria successione

Programmare la propria successione

È importante programmare per tempo la propria successione. In quanto notaio sono vicino al mondo delle successioni e alle relative conseguenze patrimoniali. La morte è un passaggio al quale siamo tutti destinati; lasciare un assetto successorio ordinato è un modo gentile per alleviare le sofferenze e i problemi a chi resta. Tuttavia, vedo che la successione è un aspetto che viene tralasciato se non addirittura temuto. Intendiamoci, a nessuno piace morire ma purtroppo è inevitabile. Pertanto, la successione andrebbe programmata con largo anticipo. Chiaramente non è possibile dare dei consigli validi universalmente per tutti, mi limito qui a dire gli errori che vengono fatti più spesso:

  • Beneficiare i figli in modo qualitativamente diverso (1): una delle domande più comuni che mi viene fatta è: “notaio io ho dato a mio figlio una somma per comprarsi casa mentre all’altro ho donato una casa: come faccio a far risultare che il prezzo di quella casa l’ho pagato io per beneficiare mio figlio?”. Questa è una delle situazioni più comuni e che bisognerebbe evitare perché per la legge donare un bene non è la stessa cosa rispetto al pagare un debito altrui per spirito di liberalità. Un’eventuale scrittura privata in cui si riconosce lo spirito di liberalità avrebbe solo natura di confessione ma non può incidere su soggetti diversi dal dichiarante;
  • Beneficiare i figli in modo qualitativamente diverso (2): un altro caso molto comune è quello del genitore che aiuta un figlio pagandogli parte del prezzo di una casa mentre all’altro versa una somma periodica a vario titolo. Qui la situazione è ancora più rischiosa perché per ricostruire l’effettiva entità delle somme date al secondo occorrerebbe tenere traccia di tutti i versamenti fatti, cosa non sempre possibile nella misura in cui ci sono stati versamenti in denaro contante non accompagnati da neanche una ricevuta;
  • Beneficiare i figli in modo quantitativamente diverso: questo è il caso che io chiamo “del figlio buono e del figlio cattivo”. Uno dei figli è serio, giudizioso, capace e si emancipa subito dalla famiglia. L’altro invece è uno scapestrato che succhia un sacco di soldi dal portafoglio di mammà e papà. Quando però i genitori si fanno anziani il figlio “buono” inizia a desiderare di “togliersi alcuni sassolini dalle scarpe” e pretende che alla successione sia fatta “giustizia” ossia che a lui venga dato di più rispetto al fratello. È ovvio che questa situazione non potrà che sfociare in una causa;
  • Non curare situazioni familiari risalenti: si tratta delle ipotesi in cui si hanno delle proprietà in luoghi lontani (normalmente i paesi di origine). Spesso si tratta di quote risibili di terreni e case in qualche paesello sperduto, quote che, ovviamente, verranno appioppate ai propri eredi i quali si ritroveranno quindi quote ancora più risibili. Queste situazioni vanno risolte subito, lasciare che se la sbrighino gli eredi è scorretto per cui è meglio armarsi di santa pazienza e cercare un accordo con gli altri comproprietari. Anche perché quando si troverà qualcuno che sarà intenzionato a comprare questi beni, ricostruire i passaggi di proprietà (normalmente tutte successioni) sarà un compito improbo;
  • Pensare all’eredità come ad una vicenda tra vivi. Per la legge la morte è un passaggio che si compie da soli per cui quando si parla di eredità bisogna riferirsi sempre alla singola persona e mai alla persona come parte di una famiglia. È quindi sbagliato pensare all’eredità come una cosa che esiste già mentre una persona è in vita. Più spesso di quanto vorrei sento dei figli che già si definiscono eredi dei genitori quando questi sono ancora in vita. Non funziona così. Fino a quando una persona è in vita non esistono né eredi né eredità e nessuno può decidere come si devolverà il proprio patrimonio dopo la morte se non il suo titolare;
  • Pensare all’eredità come ad una vicenda familiare. Un altro errore comune è quello di considerare i genitori come uno solo e che le disparità che si avrebbero da una successione si possano “compensare” con quelle relative all’altra (es. Tizia prende la casa del padre Tizione e il fratello Caio prende la casa della madre Tiziona). Anche in questo caso vale quanto detto sopra: la successione è una vicenda che riguarda la singola persona ed eventuali disparità derivanti da vicende precedenti non hanno valore. Questo non significa che si possa fare un atto in cui gli eredi “compensano” le rispettive pretese ma lo scopo di un’attenta pianificazione della successione è proprio quello di evitare questi atti futuri che devono sempre trovare volontà di comune accordo;
  • Non valutare adeguatamente le conseguenze successorie delle seconde nozze. Si tratta dell’ipotesi in cui una coppia convola a nozze (o si unisce civilmente) ed entrambi hanno avuto figli in precedenza. Quindi la richiesta che mi viene fatta è: “come faccio a beneficiare mio figlio senza che vada niente al figlio di mio marito/mia moglie?”. La risposta è meno immediata di quanto sembri perché per il meccanismo di trasmissione dell’eredità è possibile che il figlio di prime nozze del partner possa legittimamente adire l’eredità del coniuge del genitore;
  • Pensarci troppo tardi. Questo è l’errore più comune: pensare alla propria successione quando ormai non si può fare molto. Molte persone pensano di essere pienamente in grado di badare a sé stessi e ai propri affari fino all’ultimo sospiro ma non è così. Spesso infatti arrivano al mio studio persone che riferiscono la volontà dei propri genitori di voler sistemare il loro patrimonio. Alla mia domanda su come mai non siano venuti loro (i genitori) iniziano i tentennamenti: sa, i miei sono anziani… hanno difficoltà a spostarsi… siamo tutti d’accordo… Alla fine salta fuori la verità ossia che i genitori sono ormai incapaci e che l’intento è venuto dai figli i quali spesso non hanno alcuna avidità ma ormai con un soggetto incapace non c’è alcun raggio d’azione. Per lo meno non in modo legale.