Il trust è un contratto in virtù del quale un patrimonio viene destinato al soddisfacimento di uno scopo. Da questa definizione si capisce come il trust sia un contratto estremamente elastico e flessibile e possa essere usato per molteplici finalità. Il trust prevede diverse figure: il disponente (o settlor) è colui che imprime lo scopo al patrimonio; la persona che amministra il patrimonio si chiama trustee mentre le persone che godranno dei frutti del trust sono chiamate beneficiari (beneficiaries). Il settlor può anche nominare una persona (detta guardiano) che vigili sulla corretta amministrazione dei beni da parte del trustee.
Il trust è un contratto che deriva dal mondo anglosassone il cui diritto è molto diverso dal nostro pertanto il trust deve essere oggetto di una attenta disciplina di adattamento. Infatti, diverse cose che in altri ordinamenti sono permesse, da noi non lo sono e viceversa. Per fare un esempio molto banale, non è possibile istituire un trust semplicemente per sottrarre i propri beni da possibili aggressioni dei creditori.
Inoltre, il nostro adattamento prevede già una folta schiera di atti che possono avere effetti simili a quelli del trust. Non intendo scoraggiare l’utilizzo del trust, esistono delle ipotesi in cui il trust è davvero il contratto più adatto nel singolo caso concreto, il fatto è che nella mia esperienza le persone che intendevano istituire un trust lo facevano o perché male consigliate o perché affascinate dall’aura di “esotismo giuridico” che emana il trust. È successo, in altri termini, che alcune persone siano venute innamorate dell’idea di fare un trust senza nemmeno sapere che struttura abbia un trust.
Pertanto, il consiglio che mi sento di dare è quello di avere in primo luogo in mente il fine che si intende perseguire e poi trovare il contratto adatto.