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Il Casinò dell’Aurora

In questi giorni sta facendo notizia la diserzione dell’asta bandita per la vendita del Casino dell’Aurora ossia la villa della famiglia Ludovisi-Boncompagni, a Roma. Il “villino” è stato messo all’asta a causa di dissidi tra gli eredi del principe. Base d’asta: quattrocentosettantuno milioni di euro (oltre imposte).

Probabilmente si tratta della proprietà in vendita più costosa del pianeta. Anche considerando l’estensione dell’immobile, il prezzo al metro quadro è stratosferico. La ragione di tale richiesta sta nel fatto che la villa all’interno ospita l’unico dipinto murale di Caravaggio ossia Giove, Nettuno e Plutone. Non si tratta di un affresco in senso tecnico perché il colore è steso su uno strato di gesso e non sull’intonaco fresco (per questo l’affresco si chiama così). Il solo dipinto di Caravaggio è stato valutato oltre 310 milioni di euro.

La villa ospita inoltre una nutrita serie di opere d’arte sparse qua e là. Tra di esse spicca un affresco del Guercino che rappresenta Aurora, dea dell’alba, opera che dà il nome alla villa. Seguono dipinti, statue, busti e via dicendo. Fatto sta che, nonostante l’irripetibile patrimonio culturale, nessuno si è fatto vivo. Forse il prezzo è stato ritenuto eccessivo o, più plausibilmente, le persone interessate (non molte visto le cifre) hanno deciso di attendere una base d’asta più bassa. La prossima asta si dovrebbe tenere ad aprile con una base ribassata del 20% (94 milioni di euro in meno; fatevi avanti gente!).

Le cronache sull’argomento si sono divise. Da un lato c’è chi ha ironizzato sul prezzo spropositato, sulle aspettative frustrate che speravano la partecipazione di gente come Bill Gates o il sultano del Brunei. Dall’altro c’è chi invece, seriosamente, ha implorato di non svendere il patrimonio artistico italiano, che lo stato dovrebbe esercitare la prelazione, che dovrebbe difendere la demanialità del bene. Come al solito si fa un gran casino (per rimanere in tema) in merito a ciò che prevede il diritto. Stavolta l’argomento riguarda i beni culturali.

Il perché di questa confusione ve lo spiego la prossima volta.